DR. ALBERTO EDALLI - Direttore Sanitario, Medico Chirurgo

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FISIOKINESITERAPIA STRUMENTALE

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E’ una terapia che utilizza gli impulsi elettrici per ottenere risultati terapeutici sul paziente. Gli impulsi elettrici dell’elettroterapia sono:

- impulsi elettrici alternati: come l’elettrostimolazione. Questi impulsi possono essere a bassa frequenza;
- impulsi elettrici continui: ionoforesi.

L’elettroterapia consente di stimolare, attraverso gli impulsi, il muscolo leso, riducendo l’ipotrofia, ovvero la diminuzione di volume del muscolo. Gli impulsi elettrici alternati producono un effetto analgesico, trofico ed eccitomotorio. Gli impulsi continui, detti ioforesi, consentono di introdurre farmaci nell’organismo, direttamente nella zona da trattare.

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Per ionoforesi (iòno-phòresis = trasporto di ioni) si intende l’introduzione di un farmaco nell’organismo attraverso l’epidermide (somministrazione per via transcutanea), utilizzando una corrente continua (corrente galvanica), prodotta da un apposito generatore. I vantaggi della somministrazione di farmaci con questa modalità sono:

• evitare la somministrazione per via sistemica (orale, intramuscolare, endovenosa.
• applicare il farmaco direttamente nella sede corporea interessata dalla patologia.
• permettere l’introduzione del solo principio attivo, senza veicolanti.
• iperpolarizzare le terminazioni nervose.

Dal punto di vista elettronico, l’apparecchio per ionoforesi è costituito da un generatore di corrente costante a bassa intensità che eroga una corrente continua stabile nel tempo, corredato da vari sistemi di controllo e temporizzazione in modo da consentire la creazione di un campo elettrico il che viene applicato, tramite due elettrodi, uno positivo e l’altro negativo, costituiti da placche in somma conduttrice, ricoperte da una superficie assorbente, posti sulla cute del soggetto in prossimità della zona da trattare. Il farmaco deve essere posto sull’elettrodo corrispondente alla sua polarità. In questo modo, applicando la placca con il farmaco sulla zona da trattare e l’altra placca in modo longitudinale o trasversale, la corrente veicolerà il farmaco così ionizzato all’interno dei tessuti perché gli ioni del farmaco stesso migreranno verso il polo opposto fino al completo assorbimento.

La ionoforesi è particolarmente efficace:

- nelle patologie con componente sia algica che infiammatoria, che traggono beneficio dall’utilizzo della corrente continua con i farmaci adeguati,
- nelle patologie di spalla, gomito, polso, mano, ginocchio e tibio tarsica.
Le controindicazioni alla ionoforesi sono le lesioni cutanee, il pacemaker, mezzi di sintesi metallici e l’epilessia.

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Il laser è una sorgente di radiazione elettromagnetica. Più semplicemente, lo si può definire come una dispositivo che produce energia sotto forma di un’onda luminosa. La terapia con il laser si fonda, quindi, sulla possibilità di fornire ai tessuti energia elettromagnetica, con riconosciuti effetti terapeutici:

- antinfiammatorio sulle articolazioni e sui muscoli.
- analgesico sulle fibre nervose.
- biostimolante e rigenerativo sui tessuti molli e connettivi.
- vasodilatatore sul microcircolo (migliora quindi la circolazione periferica).
- antiflogistico e antiedemigeno (si ottiene il pronto riassorbimento dei mediatori dell’infiammazione e di eventuali raccolte di liquido).

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Con la parola magnetoterapia s’intende l’applicazione a scopo terapeutico di un campo prevalentemente magnetico originato da frequenze basse e alte senza l’impiego di alcun farmaco. La magnetoterapia rigenera le cellule lese migliorando la cinetica enzimatica e ripolarizza le membrane cellulari; inoltre produce un’azione antistress e promuove un’accelerazione di tutti i fenomeni riparatori con netta azione biorigenerante, antinfiammatoria, antiedematosa, antalgica, senza effetti collaterali.

La magnetoterapia è una forma di fisioterapia che utilizza l’energia elettromagnetica ed è una cura efficace, sicura e non invasiva. I campi magnetici interagiscono con le cellule favorendo il recupero delle condizioni fisiologiche di equilibrio. E’ indicata nei casi in cui è necessario stimolare la rigenerazione dei tessuti dopo eventi lesivi di varia natura.

Un campo di applicazione in cui si hanno risultati eclatanti e′ quello della osteoporosi, patologia che in molti casi degenera, con dolori e con eventuali microfratture a livello dei corpi delle vertebre, in aumento della cifosi e nella riduzione di altezza dei corpi delle vertebre con compressione a livello della colonna vertebrale e difficolta′ nella deambulazione. Non vi sono specifici rimedi per curare l′osteoporosi, ma il trattamento con campo magnetico ripetuto piú volte all′anno, riduce il processo degenerativo. La patologia dell′anziano trova nella magnetoterapia un valido aiuto rigenerando le cellule e dando una sensazione di acquisita energia.
La magnetoterapia viene applicata anche per le fratture recenti e ritardi di consolidazione, pseudoartrosi, morbo di Sudek, artropatie di natura infiammatoria e degenerativa, piaghe da decubido.

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Le onde d’urto sono considerate una metodica non invasiva e, in molti casi, una valida opzione terapeutica per la cura di molte patologie, anche in fase acuta, grazie alle proprietà benefiche di tipo antinfiammatorio, antidolorifico ed "anti-edema" (cioè per contrastare il "gonfiore"), nonché per stimolare la riparazione tissutale.

Le onde d'urto sono impiegate per curare molte patologie dell'apparato muscolo scheletrico (tendini ed osso principalmente): • trattamento con le onde d'urto contro le calcificazioni • modulazione delle onde d'urto per le patologie infiammatorie in fase acuta • trattamento con onde d'urto per la cura delle fratture.

A livello microscopico, la stimolazione con le onde d'urto è paragonabile ad una sorta di "micro-idromassaggio" profondo sui tessuti e sulle cellule, in grado di indurre queste ultime a reagire positivamente, con produzione di sostanze ad azione antinfiammatoria e di fattori di crescita, che stimolano la rigenerazione dei tessuti stessi, a partire dalle cellule staminali.

Le modalità di esecuzione della terapia con onde d'urto sono differenti a seconda che si tratti di patologie ossee, patologie tendinee e muscolari, spasticità o patologie cutanee.

La durata di ogni seduta può variare dai 10-15 minuti nel caso di applicazioni sui tessuti "molli" (tendini, muscoli e cute), a tempi maggiori (fino anche ad un'ora) per i trattamenti sull'osso.

Il trattamento con onde d'urto è una metodica non invasiva, ambulatoriale, sicura e di comprovata efficacia. La terapia è pressoché priva di effetti collaterali di rilievo clinico e ben tollerata, oltre che ripetibile. I vantaggi che ne derivano per il paziente sono ormai internazionalmente riconosciuti e comprovati da circa 15 anni di esperienza nella pratica clinica quotidiana.

In genere, i benefici si manifestano progressivamente, con il passare delle settimane. Per poter correttamente valutare l'efficacia della terapia, è consigliabile un periodo di follow up di circa 2-3 mesi.

In questo periodo si consiglia l'astensione dall'attività sportiva ed il riposo. Trattandosi di terapia non invasiva, essa è sicura e pressoché priva di effetti collaterali di rilievo.


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E’ una terapia che fa parte delle cosidette termoterapie. Nella radarterapia sono usate le onde elettromagnetiche della banda di frequenza delle microonde per ottenere un effetto antidolorifico. Tali onde sviluppano nei tessuti trattati, un calore che si trasmette in profondità.
Il maggior riscaldamento si ha in tessuti con più presenza di acqua (es. muscoli e tessuti periarticolari), mentre invece il minore effetto di riscaldamento si ha in quelli a basso contenuto di liquidi (es. tessuto adiposo).
La radarterapia, oltre all’effetto termico, provoca una elevata vasodilatazione che resta per circa 20 minuti dopo il trattamento e interessa esclusivamente i capillari e le arterie precapillari.
Gli effetti terapeutici della radarterapia sono il rilasciamento muscolare, l’effetto analgesico e l’effetto trofico. La radarterapia è indicata nei casi di contratture muscolari, artrosi, algie post-traumatiche, tendiniti, ecc. Risulta, però, controindicata nei casi di portatori di pace-maker, presenza di emorragie, neoplasie, gravidanza e problemi vascolari.

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Tecarterapia: è un acronimo, che significa “trasferimento energetico capacitivo e resistivo”. Questa recente metodica riabilitativa si avvale di un macchinario che, sfruttando il principio del condensatore, determina uno spostamento di cariche elettriche. Esse stimolano i tessuti producendo calore direttamente dall’interno, determinando una vasodilatazione, quindi un maggiore afflusso di sangue nella zona sottoposta a trattamento. Grazie a questo maggior afflusso di sangue vi è l’eliminazione dei cataboliti, ovvero i prodotti di scarto del metabolismo cellulare, e dei prodotti dell’infiammazione (per esempio istamina), che ci fanno sentire i dolori. Inoltre, sempre grazie all’aumento della vasodilatazione locale, vi è un maggior apporto di ossigeno e della vasodilatazione locale, un maggior apporto di ossigeno e sostanze nutritive che servono alla guarigione del tessuto (muscolare, osseo o tendineo).

Grazie alla tecarterapia si accellerano i normali processi di guarigione del nostro organismo attivando i normali processi riparativi e antinfiammatori. La sostanziale differenza con le altre forme di termoterapia è che il calore è generato direttamente dall’interno del tessuto e non portato dall’esterno all’interno.

Il trattamento viene eseguito mediante due elettrodi: capacitivo e resistivo. L’elettrodo capacitivo, rivestito con materiale isolante, agisce sugli strati più superficiali del corpo. A seconda dell’intensità di calore e quindi della potenza erogata dal terapista, si andrà ad agire in maniera diversa sul microcircolo e sul sistema linfatico. In caso di poco calore, si ha prevalentemente un effetto di biostimolazione, un effetto drenante. In caso invece di maggior calore, l’effetto sulla vascolarizzazione sarà maggiore e maggiore sarà l’effetto decontratturante sulle masse muscolari e di riparazione delle stesse in caso di un evento lesivo. L’elettrodo resistivo, invece fatto di acciaio, agisce più in profondità e sui tessuti a maggiore resistenza, ovvero tendini, legamenti, ossa e nevi. Questi vanno a creare delle correnti di spostamento che irradiano la zona posta tra la piastra e l’elettrodo resistivo. Attraverso l’utilizzo di queste due fasi si riesce, pertanto, ad avere un trattamento completo e differenziato su tutti i tessuti: superficiali e profondi.

Inoltre, durante la fase capacitiva il trattamento permette l’integrazione del massaggio, mentre, durante la fase resistiva, permette l’integrazione di tecniche di terapia manuale e di chinesiterapia. Le indicazioni terapeutiche sono molteplici:

• Distorsioni ed edemi.
• Tendiniti e borsiti.
• Lesioni muscolari, tendinee.
• Traumi contusivi.
• Cervicalgie/lombalgie.
• Algie croniche.
• Capsuliti.
• Fasciti plantari.

La tecarterapia ha controindicazioni solo in caso di presenza di pace maker o donne in gravidanza. Non costituisce impedimento ancale in presenza di protesi.

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Ultrasuono: gli ultrasuoni si avvalgono di vibrazioni sonore a frequenze molto elevate non percettibili all’orecchio umano. L’irradiazione ultrasonora produce un effetto pulsante meccanico (micro massaggio) ed un effetto termico che, sommandosi, facilitano ed esaltano gli scambi cellulari ed intracellulari. Esistono due tecniche di applicazione:

1) Il trattamento a contatto diretto, rappresenta il metodo più utilizzato: sulla zona da trattare e sulla testina dell’apparecchio viene spalmata una sostanza che permette una migliore trasmissione delle vibrazioni sonore (gel), mentre la testina viene spostata con un movimento rotatorio o di “va e vieni” molto lento e sempre a contatto con la cute.
2) Il trattamento si realizza invece in acqua: la parte da trattare (normalmente mani e piedi) viene immersa nell’acqua contenuta in una bacinella e la testina applicata sulla bacinella.
Gli ultrasuoni hanno un effetto:

• antalgico (contro il dolore).
• antiedemigeno, ovvero contro il gonfiore.
• fibrinolitico (contro le aderenze tessutali).
• di biostimolazione cellulare.
• di azione rilassante nei confronti delle strutture muscolari.

Gli ultrasuoni sono dunque, utilizzati per le seguenti patologie: tendinopatie, tendiniti e tendinosinoviti, epicondiliti/epistrolite, sindrome da impingement, forme artrosicali, cicatrici, edemi, contusioni e distorsioni. Gli ultrasuoni non possono essere applicati in caso di pacemaker, in prossimità del midollo osseo e in caso di neoplasie e tromboflebiti.